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Per il ventennale della scomparsa di LEONARDO SCIASCIA.Sul giornale MALGRADO TUTTO. Il pittore e incisore SERGIO AMATO,dedica un scritto "Il Ritratto di Paul Verlaine"a Giovanni Domenico Marchese

Dedico questo scrìtto a Giovanni Marchese,

alla grandezza del suo desiderìo di espressione artistica,

prematuramente scomparso,

che ci ha fatto comprendere la grande differenza tra una vita ed un'esistenza.

              Il ritratto di Paul Verlaine

Sergio Amato

Tra i ritratti di scrittori custoditi presso la Fondazione Leonardo Sciascia, per l'importanza del soggetto rappresentato e dell'artista che lo ha ritratto, trovo estremamente interessante la figura di Verlaine inun'incisione di Anders Zom. L'interesse per un ritratto può scaturire o dall'autore o dal soggetto, ma in considerazione del fatto che Sciascia oltre ad essere un collezionista di ritratti di scrittori (e non solo), eraanche un grande intenditore di grafica, penso che la scelta nell'acquistare la stampa sia stata dettata da ambedue le cose. Chi ama la pagina scritta così come la stampa d'arte, non può che trovare il massimo della grati­ficazione nel possedere un ritratto di un famoso poeta espresso in modo sublime da un famoso incisore: è proprio questo rapporto fisico con la carta segnata da un artista che trasporta in un karma contemplativo ilcollezionista di stampe d'arte al solo sfogliarle.

Anders Léonard Zom (Mora, 1860-1920), pittore e incisore, oltre ad essere riconosciuto nella sua completezza come il piii grande artista sve­dese, nel resto dell'Europa e in America incarna la massima espressione nell'arte del ritratto.

Pur rimanendo legato alla Svezia e alle sue tradizioni, per motivi di studio e interessi culturali, Zom trascorre buona parte della sua vita in giro per l'Europa, ed in particolare negli anni che vanno dal 1888 al 1896 si stabilisce a Parigi, dove riconosciutogli un ruolo di grande riso­nanza negli ambienti artistici e letterari, dedica il suo lavoro a scene di genere e ritratti. Fu proprio un anno prima del suo ritomo a Mora, nel 1895 che ritrae il poeta Paul Verlaine oramai consumatosi, prossimo alla morte avvenuta l'S gennaio del 1896, qualche mesi-iinnci la realizzazione del suo ritratto.

Da abile e ricercato ritrattista, Zom riusciva a rappresentare il carattere individuale del modello da ritrarre, esprimendo nel miglior modo possibile il rapporto tra il soggetto e lo spazio in cui viveva. Di fatti l'artista non amava realizzare ritratti all'intemo del suo studio, ma preferiva gli ambienti familiari ai soggetti da ritrarre, cogliendone nel migliore dei modi la loro essenza e l'aspetto psicologico. Nell'acquaforte che ritrae Verlaine, il poeta viene colto all'intemo del suo spazio, sugge­rito da pochissimi elementi: il fez che era solito portare all'intemo del suo studio, lo spigolo di un tavolo, la parete su cui poggia la sua spalla dettando il riflesso della sua ombra. Di esecuzione tempera-mentale ma non priva di controllo, Zom riesce a trasmettere attraverso letessiture segniche, la condizione esistenziale del poeta, oramai giunto alla fine e fino all'ultimo cosciente della sua condizione di poeta decadente, lo sguardo ancora felino, lucido, forse la stessa lucidità che può avere un uomo un attimo prima di finirsi, un ritratto graffiante, poiché da graffi è stato concepito, graffi su una lastra, graffi nel poeta, graffi bui che oramai riflettono la sua ombra.

Il 7 gennaio del 1896, il poeta chiede di essere confessato, il giomo seguente muore a Parigi all'età di 52 anni. Si racconta un fatto curioso, che la notte seguente delle esequie, la statua della Poesia, in cima all'Opera, perde un braccio schiantandosi, con la lira che sosteneva, nel luogo dove da poco era passato il carro funebre di Paul-Marie Verlaine.Così come il carro funebre di Verlaine scandisce il suo passaggio con un segno indelebile nella storia della poesia, anche i segni su una lastra lasciati da Anders Zom, scandiscono un momento importante nella storia dell'incisione, un momento ricco di invenzione tecnica ed abilità espressiva, che solo la forte figura dell'artista poteva regalarci. Guardando l'opera con un amore simile a quello che sicuramente avrà provato Sciascia nei momenti in cui si trovava a contemplare la stampa (e l'amore che lo scrittore provava per la stampa d'arte era veramente un amore contemplativo), non posso non fare la considerazione che Zom merita veramente di essere considerato una delle colonne portanti della storia dell'incisione, alla portata di Diirer, Rembrandt e Goya.